MELA ANNURCA CAMPANA I.G.P. Il prezzo originale era: 4,50 €.Il prezzo attuale è: 3,99 €.

mela annurca campana  i.g.p.

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La melannurca o mela annurca campana è un prodotto ortofrutticolo italiano che designa una varietà pregiata di mela tipica della regione Campania.

La raccolta di questi frutti, ancora acerbi, deve iniziare intorno alla metà di settembre onde evitare che si decompongano cadendo al suolo in quanto caduchi. Subito dopo inizia la fase di maturazione, detta “arrossamento”, con l’esposizione al sole per 10-15 giorni.

Le mele vengono sistemate a terra sui “melai”, o “pòrche”, ovvero strisce di terreno ricoperte da graticci di paglia ricavata dalla trebbiatura[1] e delimitate da solchi per far sfociare l’acqua. Vengono frequentemente girate a mano, fino a raggiungere il tipico colore. Quest’ultima operazione è svolta prevalentemente dalle donne[2].

Etimologia e storia

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La Melannurca è presente in Campania dall’età preromana degli Italici Osci e Sanniti. Alcuni dipinti rinvenuti negli scavi di Pompei e di Ercolano, in particolare nella Casa dei Cervi, testimoniano la sua stretta connessione con il successivo mondo romano nell’ambito della Campania Felix[3].

Luogo di origine sarebbe il territorio di Pozzuoli, l’antica Puteoli, come riporta Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) nel suo trattato: Naturalis historia, con la denominazione di Mala Orcula in relazione al limitrofo Orco, vale a dire il lago d’Averno, sede degli Inferi. Secondo un’altra ipotesi, il nome deriverebbe dal verbo latino indulcō (addolcire) riferendosi alla sopraddetta modalità di maturazione. Tuttavia è il comune di Quarto il leader in regione per quanto riguarda la produzione.

Nel 1583 Giovanni Battista Della Porta (1535-1615) nell’opera Pomarium, descrivendo i frutti prodotti nell’agro puteolano, afferma che: «…le mele che da VarroneColumella e Macrobio sono dette orbiculàte, provenienti da Pozzuoli, hanno la buccia rossa, da sembrare macchiate nel sangue e sono dolci di sapore, volgarmente sono chiamate Orcole». Nei secoli successivi compaiono i nomi di Anòrcola e Annòrcola mentre l’attuale denominazione “Annurca” è presente nel Breve ragguaglio dell’agricoltura e pastorizia del regno di Napoli di qua’ del faro di Guglielmo Gasparrini (1845), nel Forze produttive della provincia di Napoli di Alessandro Betocchi (1874), e nel Manuale di Arboricoltura di Giuseppe Antonio Pasquale (1876).

La Melannurca a rischio estinzione

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La Melannurca Campana rischiò l’estinzione nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Largamente consumata prima del periodo bellico, durante gli anni 1960 fu gradualmente sostituita da una varietà proveniente dagli Stati Uniti d’America, di dimensioni maggiori e migliore dal punto di vista estetico. Da circa venti anni si assiste a una larga ripresa di questa attività.

Il caso della Melannurca “camuffata” da siciliana

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L’epidemia di colera che colpì Napoli nell’agosto del 1973 determinò la crisi della Melannurca Campana, nonostante l’Organizzazione mondiale della sanità avesse dichiarato la città fuori pericolo nel successivo mese di ottobre. Per timore del contagio, grandi partite rimasero invendute nei mercati ortofrutticoli della periferia partenopea e nel deposito-frigorifero di Mugnano di Napoli[4]. Questa grave situazione indusse alcuni commercianti ad utilizzare ingegnosamente veicoli e autotrasportatori provenienti dalla Sicilia, in particolare da Palermo, riuscendo così a smaltire la produzione di quell’anno.

La Melannurca e l’alluvione dei Regi Lagni

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Una serie d’intense piogge provocò a Mugnano di Napoli, nel 1975, l’esondazione del “Lagno” lungo il quale erano presenti vaste distese di Melannurche. Le forti correnti d’acqua mista a fango trasportarono le mele sin verso il centro storico causando ingenti danni economici.

Riconoscimenti

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Nel marzo 2006, a livello europeo, la denominazione “Melannurca Campana” è stata riconosciuta quale Indicazione geografica protetta (IGP)[5].

Registrazione

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L’Indicazione Geografica Protetta “Melannurca Campana” è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n. 2081/92, con Regolamento (CE) n. 417/2006 (pubblicato sulla GUCE n. L 72 dell’11 marzo 2006). L’iscrizione al Registro Nazionale delle Denominazioni e delle Indicazioni Geografiche Protette è avvenuta con provvedimento ministeriale del 30.03.06, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 82 del 7.04.04, unitamente al Disciplinare di produzione e alla Scheda riepilogativa (già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea unitamente al predetto Registro 417/06)[6].

Organismo di controllo

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L’organismo di certificazione autorizzato è l’Is.Me.CERT.[6][7].

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